Quando ci sentiamo orfani…

Sono più di trentacinque anni che ricerco consapevolezza, in me e negli altri. Quest’affascinante passeggiata mi ha portato a sperimentare tanti incredibili strumenti, ultimo dei quali un particolare tipo di sessioni di cui parlo in altra parte. Qui espongo un pensiero su ciò che chiamo sindrome dell’orfano, che ultimamente ho sentito rivelarsi e trasformarsi in me.

Da questa recente trasformazione mi sento di ipotizzare che, in un modo o nell’altro, più o meno, sapendolo o non sapendolo, tutti noi umani soffriamo della sopra menzionata sindrome. Non importa se in questa vita siamo realmente orfani o no. In fondo, una parte di noi, a lungo se non per tutta la vita, tende a sentirsi orfana (e questo stimola la vittima in noi, ma è tutt’altro argomento…).

Orfano, orfana, in qualche modo solo, sola, abbandonato, abbandonata… magari solo un po’… basta sentir risuonare queste paroline a qualche livello, magari appena percettibili.

Da dove viene? Se siamo realmente orfani, la mente razionale ha un fatto innegabile per restare in quella condizione. Ma se non lo siamo? Eppure quel senso ogni tanto che fa capolino è spesso lì anche nei non orfani… Chi ha una forte fede, magari lo avverte meno… ma ne è completamente libero?

Quale esperienza, intesa nel senso di una certezza sensoriale più reale dello stesso corpo nel quale stiamo vivendo, ci può liberare dall’orfano reale o immaginario in noi? L’ho provata negli ultimissimi tempi, un contatto che è arrivato, che una volta arrivato ritorna… L’ho anche letta, in un bel libro scritto da un medico che ha avuta una lunga esperienza di coma. Mi ci sono ritrovato, nel suo libro, senza essere stato in coma.

Quelli di voi che hanno avvertito il contatto avranno sicuramente già compreso. Quelli di voi che nel contatto ci credono, forse ora lo sentiranno più vicino… Sto parlando del senso di appartenenza nel quale credo tutti gli animali vivano, senza avere una mente razionale. Un profondo senso di contatto totale, di più, di unione, di più, di essere Uno con l’Uno. L’Uno non è, nell’esperienza non filtrata dalla mente razionale, un qualcosa che “sta là”, magari per giudicarci, con una forma definita. Cambia, muta, ogni volta diverso, ogni volta ugualmente intenso, ogni volta sé stesso, me stesso, e tutti gli altri insieme senza separazione alcuna. Perché il contatto altro non è che quell’intangibile eppur tangibilissima Fonte (con una delle tante parole approssimative che si possono usare), dalla quale tutti veniamo, che tutti noi abbiamo sperimentato in qualche remota o vicina epoca, unica e indivisibile, onnisciente, come onnisciente è ogni singola coscienza umana ai suoi livelli più espansi.

Dice un grande maestro: “Un credo può essere di conforto. Solo attraverso la propria diretta esperienza, tuttavia, diventa liberatorio.” Il punto al quale mi trovo oggi mi induce ad affermare che chi ha avuto in qualche modo la profonda inequivocabile consapevole esperienza di quella Fonte, possa essere davvero libero di ogni residuo di orfano. Orfano di fatto o no, non farà alcuna differenza: perché nessuno di noi, in realtà, lo è. All’improvviso può essere persino semplice, quando guardiamo senza veli emozionali-egoici-razionali nel profondo della nostra Essenza: la stessa che il bambino piccolo ancora avverte viva in lui, prima di sviluppare il senso del sé, della mente, la ragione, e in parte anche la parola. Penso che il nostro compito da adulti sia di tornare a quel contatto evoluto e primordiale al tempo stesso, oltre il grande ma in qualche modo limitante dono della mente pensante. Da lì, ogni prospettiva cambia, inevitabilmente per il meglio, senza necessità di studiare o comprendere.

Dopo il contatto, che non è con gli extraterrestri di “Incontri Ravvicinati” ma in qualche modo ci potrebbe somigliare, una nuova spinta nasce inarrestabile: il desiderio di materializzarlo, portarlo giù sulla Terra, nella realtà quotidiana, sia nella propria che in quella degli altri. Mi sembra di avvertire tale desiderio in ogni persona interessata a questa passeggiata.

Copyright © 2014 Cosimo Mendis.

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