5 errori da non fare mai

Per il bene del cliente: ecco cosa, secondo noi facilitatori Deva, un operatore o terapeuta non deve mai fare in sessioni psico-spirituali di qualsiasi tipo, siano esse condotte in ipnosi o con altre modalità.

1. Mettersi in prima persona nel dialogo durante la trance, che sia essa ipnotica, o naturale come in Deva Work®. Dire al cliente steso sul lettino una cosa del tipo: “Io ora voglio” immette nel processo l’ego del terapeuta che non dovrebbe intervenire durante la seduta.

2. Sostituirsi alla volontà del cliente nel suo percorso. Ho ascoltato in una registrazione trovata online che dice: “Io te lo sto togliendo” (nel caso specifico la memoria fisica di un coltello infisso in una vita precedente). Qui il terapeuta che depotenzia la capacità di guarire del cliente, creando una dipendenza. Il vantaggio economico è una grande tentazione, ma non è etico.

3. Sostituirsi all’inconscio del cliente. Ancora frasi ascoltate su pagine web di professionisti: “Io posso ridipingere il tuo inconscio” e “Farò io quello che ti è mancato in quella vita…”. In questo caso il terapeuta sta creando proprio un ulteriore attaccamento a quella vita / memoria che dovrebbe invece essere lasciata andare. Il messaggio nascosto qui è “io entro ora in quella tua memoria, cambio io quella tua vita da come è stata in realtà… tu hai bisogno di me perché da solo non ce la fai!”. Il terapeuta pretende qui di poter cambiare con una sua illusoria presenza ciò che è stato e che non è cambiabile perché fa parte del vissuto, invece di aiutare il cliente a lasciare andare l’attaccamento emozionale, che sarebbe la strada corretta. Una siffatta terapia nel lungo periodo farà sicuramente sentire di nuovo il peso che si credeva di aver risolto: il karma non è trasformato! Un messaggio corretto dovrebbe essere del tipo: “quella memoria… ora tu puoi lasciarla andare!”, per davvero aiutare il cliente a trovare il proprio percorso per il rilascio in autonomia e il potenziamento delle capacità di autoliberarsi. A volte il cliente è pronto e lascia andare, a volte il percorso richiede un po’ di tempo, perché una vera liberazione deve avvenire con i tempi del cliente.

4. Intromettersi nel viaggio del cliente e suggerire le proprie immagini invece di attendere che sia il cliente stesso a vederle emergere dalla sua memoria o visione. Questo è un errore già fatto nelle prime ipnosi regressive usate dalla polizia in U.S.A. negli anni ’50, errore che bravi terapeuti hanno oggi ben compreso. La vera soluzione è stimolare con domande la memoria del cliente invece di suggerire, visto che il cliente si trova sul lettino in uno stato di grande influenzabilità. E’ anche un errore suggerire stati d’animo positivi invece di stimolare una consapevolezza più profonda di aspetti che devono venir contattati per poterli lasciar andare davvero per sempre. Non si può sentire Dio senza sciogliere i nodi emozionali che ci bloccano! Il mondo di oggi è pieno di fasulle scorciatoie e vuote intellettualizzazioni che servono più al terapeuta che al cliente.

5. Proiettare la propria interpretazione sul cliente. Ad esempio, affrettarsi a collegare un grande occhio a un aspetto negativo (anche questo ascoltato online), senza averne prima investigato la natura di quella vibrazione energetica. Altrimenti si può portare completamente fuori strada il cliente, che invece di acquisire la consapevolezza del proprio Sé Superiore segue la proiezione del terapeuta e perde così una grande opportunità di potenziamento ed espansione… ancora una volta!

La matrice di questi errori, che considero gravissimi dalla mia preparazione come facilitatore Deva Work®, è principalmente l’ego del terapeuta. La grande tentazione è pretendere di guarire gli altri, ma viene più dal voler sentirsi importanti e bravi, piuttosto che da una genuino sentimento di vero supporto. Dobbiamo invece aiutare il cliente a trovare i propri autentici strumenti per percorrere il proprio percorso di guarigione e crescita spirituale, nel quale noi siamo un supporto, non un protagonista. Per questo in Deva Work® ci chiamiamo facilitatori, non guaritori o terapeuti. Nel mio lavoro ho facilitato il percorso di molti clienti, non mi sono sostituito a loro, né tanto meno al loro inconscio. Sono stati sempre loro a trovare il loro colore, il loro strumento, la loro strada, tramite il loro Sé Illuminato, che ho solo aiutato a risvegliare e contattare. La mia più grande emozione è quando il cliente contatta, lascia, trasforma, evolve, trova la propria “luce” più fulgida in quella dimensione che ha un ché di magico, ma è anche molto reale, ultra reale, alla quale lui stesso è arrivato, solo facilitato dalla mia presenza con il cuore aperto e la mente sgombra. Le testimonianze spontanee al piede della Home Page lo dicono chiaramente.

Spero che questo elenco di errori che il vostro terapeuta non dovrebbe fare vi aiuti nelle vostre scelte, che non necessariamente devono volgere al sottoscritto, ma che sempre dovrebbero potenziarvi per potervi autoguarire, autoliberare. Questo il mio augurio e ringraziamento per voi che siete arrivati a leggere sin qui.

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